venerdì 6 aprile 2012

Quello che so di Vera Candida - Véronique Ovaldé

Véronique Ovaldé è stata paragonata a Garcia Marquez. Ora: lei è una donna francese, lui un uomo colombiano, e già le basi di partenza sono molto distanti. Lui è una delle voci maggiori della letteratura sudamericana ed è stato insignito del Premio Nobel nel 1982, quando l'autrice francese aveva appena dieci anni. Quindi, diverse generazioni, diversa cultura, diversi percorsi e libri diversi. 
E' passato molto tempo da quando ho letto Marquez l'ultima volta, ma niente in questa autrice me l'ha richiamato alla mente. Comunque, tralasciando paragoni a mio parere azzardati, il romanzo non è male. 
Si tratta della storia di tre donne, nonna, figlia e nipote, accomunate da uno stesso destino: rimanere incinte per caso, non rivelare mai il nome del padre e crescere le figlie, tutte femmine, da sole con le difficoltà che questo comporta, tanto più se vivi in un paese del sudamerica dove la vita delle donne è difficile e gli uomini sono sempre pronti ad approfittarne. Rose, la nonna, Violette, la figlia, e Vera Candida, la nipote, sono tre donne completamente diverse. Rose, la capostipite, è una donna fortemente indipendente; in gioventù si è  mantenuta offrendo i suoi servigi sessuali a pagamento e, quando ha pensato di essere diventata troppo vecchia per questo tipo di attività, si è dedicata alla pesca dei pesci volanti, venduti poi al mercato del paese. La sua vita scorre monotona e tranquilla fino all'arrivo a Vatapuna di Jeronimo, uno straniero dal passato misterioso che si installa sulla collina che sovrasta il paese dove farà costruire una villa sontuosa, mai portata a termine. E' in questa gabbia dorata che Rose verrà attirata e rimarrà invischiata per uscirne solo con la sua bimba in grembo. 
Violette, la figlia di Rose, si rivela fin da subito una bambina strana; ha paura di tutto e sembra un po' lenta nella comprensione, tanto che le maestre la vorranno allontanare da scuola perchè non adatta. Prenderà fin troppo presto il gusto per l'alcol e per i rapporti sessuali per i quali però, a differenza della nonna, non si farà pagare. Rimasta incinta prestissimo, non sarà in grado di prendersi cura della figlia che la nonna deciderà di portare a casa sua. Violette muore a diciotto anni, probabilmente in seguito a una terribile ubriacatura; viene trovata nella foresta che circonda il paese con il viso già assalito dalle formiche. Vera Candida vivrà con la nonna fino a quando, scopertasi incinta, deciderà di abbandonare l'isola e di trasferirsi sul continente. A differenza di sua madre e sua nonna, Vera Candida conosce la sessualità attraverso la violenza subita a soli quattrodici anni. 
Non si capisce bene perché decida di scappare, forse per non rivelare alla nonna la violenza subita, ma questo, come altri episodi del romanzo, non è mai spiegato bene. Sul continente Vera Candida diventa madre e inizia la sua vita da donna, una vita che conosce un'emancipazione rispetto alle sue antenate e che è fortemente segnata dall'incontro con un uomo, ma soprattutto dal rapporto speciale con la figlia, Monica Rose.
Ho letto questo libro in un paio di giorni, non perché ne fossi particolarmente presa, ma perché è molto facile e veloce: capitoli brevi, struttura fortemente frammentata, caratteri di stampa piuttosto grandi.
Mi sembra perfetto per trarne un film o una mini serie televisiva, come romanzo non va più in là del "piacevole".
 

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