giovedì 26 aprile 2012

La figlia dell'aggiustaossa - Amy Tan

"Dopo tutto, le dice Bao Bomu, cos'è il passato se non ciò che scegliamo di non dimenticare?"

Amy Tan, La figlia dell'aggiustaossa, Feltrinelli, Milano 2002.

Non conoscevo quest'autrice che, a sentire mio marito e mia suocera, ha molto successo negli Stati Uniti. Il libro era stato consigliato da una delle donne del gruppo di lettura del mio paese e andando in biblioteca mi è caduto sotto gli occhi e senza pensarci troppo l'ho portato a casa. Era rimasto sepolto sotto la pila dei libri che giorno dopo giorno si accumulano sul mio comodino e mi è ritornato in mente quando la bibliotecaria ne ha sollecitato la restituzione... ooops... Incalzata dall'urgenza, ho deciso di leggerlo ed è stata una bella scoperta.
Il romanzo è diviso in tre parti, che potrei etichettare come "presente, passato e futuro". Ho amato molto la prima parte, ho trovato bella e interessante la seconda e, purtroppo, un po' deludente la terza.
In apertura ci viene presentata Ruth Young, una donna americana, di discendenza cinese, "librologa" di professione, convivente con Art e le sue due figlie adoloscenti. Subito l'attenzione si focalizza sul rapporto di Ruth con l'anziana madre LuLing, una donna triste, infelice, rancorosa e rivolta senza posa al passato e alle sue origini. LuLing nonostante viva in America da ormai molti anni non ha mai imparato a parlare bene inglese e non si è mai veramente integrata nel mondo occidentale, sebbene abbia sposato in seconde nozze un americano.
Vissuta fin dalla più tenera infanzia sola con la madre, Ruth crescerà in netta contrapposizione a lei. Il rapporto tra madre e figlia è sempre molto conflittuale e marcato da continui rimproveri e rivendicazioni. Sarà la malattia che colpisce la madre, l'Alzheimer, a far riavvicinare le due donne e a risolvere il loro rapporto, oltre che a rimettere in discussione tutti gli altri legami.
La quotidianità della vita di Ruth è raccontata con tono molto semplice, realistico e con quel tanto di ironia che non guasta. La semplicità la si ritrova anche nella seconda parte, dove però le tinte sono più cupe e il senso di mistero e maledizione più pressante. Dalle pagine del manoscritto in lingua cinese che LuLing consegna alla figlia veniamo trasportati nella Cina di inzio Novecento e coinvolti nella saga non di una sola famiglia, ma di un intero villaggio. La storia è affascinante, esotica, drammatica e risalendo di nome in nome, e di episodio in episodio, si riannodano i fili con il presente, si trovano soluzioni e giustificazioni.
Se ho apprezzato la semplicità della narrazione nella prima parte del romanzo, ho trovato troppo semplicistica la sua conclusione. Tanto valeva concludere con un bel: "e vissero felici e contenti".
Ma, nonostante la chiusura, è un libro che mi sento di consigliare per la piacevolezza della lettura e l'interesse della storia narrata.


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