giovedì 15 marzo 2012

La casa degli spiriti - Isabel Allende

In questo romanzo c'è tutta la vita: la famiglia, l'amore, il lavoro, la politica, la storia, l'amicizia, le catastrofi naturali, le crisi economiche, la violenza, l'orrore, la pace, la campagna e la città, le classi sociali, ci sono donne, uomini, bambini, animali, e persino qualche spirito.
Anche questa per me è stata una rilettura. Come tanti altri, avevo letto il romanzo ai tempi del liceo, ne serbavo un buon ricordo, ma non la grandiosità che vi ho ritrovato ora. Probabilmente è il libro più bello che abbia letto negli ultimi anni, uno di quelli che volevo non finisse mai e che pure ho divorato, incapace di staccarmi dalle pagine nonostante la fatica degli occhi (il carattere dell'edizione Feltrinelli è piccolissimo!) e la preoccupazione di lasciare qualche pagina per il giorno successivo. Inevitabilmente sono arrivata all'ultima parola e l'ho chiuso; ma l'ho portato con me ancora per un po', andando a rileggere i passaggi prediletti e ripensando ai suoi personaggi tutti tratteggiati con la giusta caratura. Esteban Trueba con la prepotenza che lo contraddistingue, Clara con la levità degli spiriti che la circondano, Pedro con determinazione, Blanca con romanticismo, Alba e Jaime con realismo. E accanto a questi personaggi primari, ne girano tanti altri: Nana la pragmatica, Miguel il rivoluzionario, Nicolas sognatore e avventuriero come lo zio Marcos, il subdolo conte di Satigny, Nivea e Severo del Valle capostipiti di questa tribù di matti.
Ripercorrendo i quaderni sui quali Clara "annotava la vita", sua nipote Alba racconta la storia della sua grande famiglia e quella della sua travagliata nazione, perché le due storie si intrecciano sempre, come finiscono per incontrarsi o scontrasi i diversi destini.
Leggendo sul web i diversi commenti al libro, ho potuto constatare il grande successo di pubblico, ma sono rimasta stupita nel leggere anche qualche commento di chi ha trovato il libro difficile, noioso o lento. L'unico aggettivo su cui potrei concordare è "lento", ma la considero una virtù di questo romanzo, non un difetto. E' proprio il lento procedere della narrazione che avvolge il lettore nell'atmosfera del racconto. L'affabulazione dell'Allende ha qualcosa di magico.
Riflettendo su "difficile", mi viene da pensare che forse l'assoluta preponderanza della descrizione sul dialogo, che è davvero esiguo, può avere reso ostica la fruizione per alcuni lettori; ma anche lì è questione di scelte stilistiche. Per il "noioso", invece, non trovo motivazioni, se non, ovviamente, il gusto personale.
Da parte mia, l'ho trovato un grandissimo romanzo e ora incomincerà la ricerca di un altro che possa reggerne il confronto. Si accettano suggerimenti!

Nota: venerdì 16 marzo alle ore 21, se ne parlerà insieme a Libriamoci presso l'Auditorium di Bussero (MI).

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