lunedì 5 marzo 2012

Cime tempestose - Emily Bronte

"Affascinati da una strana magia, leggiamo qualcosa che pure non ci piace, ci interessiamo a personaggi che offendono i nostri sentimenti e ci lasciamo dominare dall'immensa forza del libro." (dal Literary World)
Questa è uno dei primi commenti che ricevette il romanzo di Emily Bronte in seguito alla sua pubblicazione nel 1848. Il romanzo all'epoca suscitò grandi critiche per la brutalità e la violenza che rappresentava e per la mancata punizione e rendenzione del malvagio. Era considerato un libro privo di morale.
L'American Review lo definì un "romanzo rozzo, originale, possente (...) se il valore di un'opera narrativa deve basarsi soltanto sulla pura e semplice forza di immaginazione, allora si tratta di uno dei più grandi romanzi scritti in questa lingua".
Molte furono le recensioni negative, qualcuna fu positiva, ma ciò che è certo è che nessuno vi rimase indifferente. Emily morì poco dopo la pubblicazione del suo primo e unico romanzo e toccò alla sorella Charlotte, a cui si deve anche l'iniziativa della pubblicazione, rispondere ai suoi recensori.
Charlotte concorda sul carattere "rustico" del testo e lo giustifica con lo stile di vita dell'autrice, nata e cresciuta nelle brughiere e schiva di natura: "Cime tempestose è stato scolpito in un rustico laboratorio, con semplici attrezzi, utilizzando materiali familiari. Lo scultore ha trovato un blocco di granito nella brughiera solitaria; fissandolo, ha scoperto il modo di ricavare dalla roccia una testa, selvaggia, cupa, sinistra; una forma modellata con almeno un elemento grandioso: la potenza." (Charlotte Bronte, Preface, in Wuthering Heights and Agnes Grey, by Ellis and Actob Bell, Smith, Elder & Co., London 1850 - trad. it. Francesco Lucchini).

Per quanto mi riguarda, concordo con il primo commento che ho riportato. 
Ho finito di leggere il romanzo ieri sera e ho tirato un sospiro di sollievo. Non posso dire che mi sia piaciuto, ma nemmeno il contrario. Cerco di spiegarmi: mentre lo leggevo, ne ero coinvolta tanto da fare fatica a staccarmene, ho fatto le ore piccole dicendomi "dai ancora un capitolo, e poi dormo", ma chiuso il libro, finita la magia.
I personaggi sono a tal punto eccessivi da rimanere relegati nelle pagine, e l'intreccio è talmente esagerato da far concorrenza alle migliori telenovelas sudamericane. 
Salverei Nell, la governante, saggia ma non troppo, e Hareton, il giovane cugino depredato della sua posizione che cerca il riscatto attraverso i libri e la cultura.
Ho apprezzato, invece, la prosa della Bronte: la narrazione lenta, avvolgente, l'indugio sul dettaglio, la descrizione magistrale dei paesaggi della brughiera e delle case in cui si svolge la vicenda, un po' meno l'analisi dei sentimenti e delle reazioni degli uomini coinvolti.
Avevo già letto Cime tempestose ai tempi della scuola media e lo avevo trovato più bello: probabilmente, allora, mi aleggiava intorno un'aura romantica più intensa.

Voglio riportare qui l'incipit del romanzo, che mi aveva dato così tante speranze:

"1801. Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona è questa! In tutta l'Inghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto così totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione. Che tipo interessante! Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi così sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto."
(Emily Bronte, Cime tempestose, Oscar Mondadori, Milano 2011)

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