lunedì 27 febbraio 2012

Vita di Pi - Yann Martel

La Tsimtsum è affondata nell'Oceano Pacifico a quattro giorni di navigazione da Manila. Era diretta in Canada e ospitava a bordo la famiglia Patel e gli animali dello zoo che Mister Patel avrebbe venduto sul continente americano. Il mercantile sprofondò negli abissi in brevissimo tempo, lasciando sulla superficie dell'oceano solo una scialuppa bianca, di circa otto metri di lunghezza, con a bordo un ragazzino indiano di sedici anni, una zebra con una zampa rotta, una iena maschio, un orango femmina e una tigre reale del Bengala di oltre duecento chili di peso.
Se essere l'unico sopravvissuto di un naufragio in cui hai perso tutta la famiglia è già di per sé una situazione drammatica, il ritrovarsi con una simile compagnia non rende le prospettive più rosee. 
Eppure, a dispetto di tutto, sarà proprio la convivenza forzata con tali inaspettati compagni, in particolar modo con Richard Parker, la tigre, a tener vivo in Piscine Molitor Patel l'istinto di sopravvivenza, se non la speranza.
Come un novello Robinson Crusoe, confinato in un luogo ancor più angusto e inospitale della già famosa isola, il ragazzo si organizzerà per affrontare la sua duplice sfida, con l'oceano e le sue insidie da una parte, e con la sempre temibile tigre a pochi metri da lui.
Ciò che mi stupisce sempre in questo tipo di racconti è la capacità umana di adattarsi a ogni cosa e la feroce voglia di vivere insita in ogni creatura vivente.
Il viaggio di questo naufrago è talmente straordinario da suscitare dubbi in coloro che lo ritroveranno; ma, come ci fa capire il protagonista, la realtà può essere più sorprendente della fantasia.
Superate con un po' di fatica le prime quaranta pagine, la narrazione diviene scorrevole e piacevole, sebbene devo ammettere di non essere un'amante del genere.
Bella la copertina, a cui la mia foto non rende giustizia.

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