martedì 14 febbraio 2012

Casa di bambola - Ibsen

Scoprire Ibsen è stata una piacevolissima sorpresa.
Era per me uno di quegli autori legati solo ai banchi di scuola e difficilmente mi sarebbe venuta la voglia di andare a leggermi un suo testo. Poi, a Natale ho ricevuto questo piccolo libretto bianco, una semplice ed elegante edizioni Einaudi - Collezione teatro: in copertina Moonlight di Munch, carta color avorio e buon odore di stampa. E così un pomeriggio, dovendo scegliere un libro da mettere in borsa per accompagnarmi in un viaggio in metropolitana, ho scelto lui.
E' stato un viaggio bellissimo.
Il testo scorre fluido, frizzante e divertente nelle prime battute, per farsi denso e teso avvicinandosi al finale.
Come è mia consuetudine, parto dal testo, gustandomelo per quello che è, per poi addentrarmi nella lettura dell'eventuale prefazione o postfazione e nelle ricerche di critica letteraria, recensioni e quant'altro, se il testo ha stuzzicato il mio interesse.
Ebbene, ho scoperto che a suo tempo - parliamo del 1879 - fece scandalo e fu fatto vessillo delle prime battaglie femministe.
Nora, la protagonista, si presenta sulla scena come la mogliettina graziosa e frivola dell'altrettanto stereotipato avvocato ligio al dovere e alla famiglia. Ben presto Nora si rivela essere meno farfallina di quello che sembra. Scopriamo che per permettere al marito di curarsi in Italia ha contratto un debito con un usuraio, non rivelando mai nulla al consorte e risparmiando e lavorando per ripagarlo. Vittima del ricatto dell'usuraio, si vede cadere addosso il suo mondo di cartone e taffettà che sfaldandosi rivela la meschinità del marito, preoccupato solo si salvare la propria rispettabilità, e la falsità della vita fino ad allora condotta, come una bambola di pezza in mano a bambini prepotenti.
La decisione finale di Nora di abbandonare casa, marito e figli per riflettere su se stessa fu sentita come un affronto alla società, tanto che l'autore fu costretto a cambiare il finale del dramma.
Ora, si capisce come all'epoca,il lavoro di Ibsen potesse essere letto come un proclama del femminismo o come un tentativo di sovvertire l'ordine costituito, ma a ben vedere è in gioco l'affermazione dell'essere umano in quanto tale, donna o uomo che sia.

"Helmer: Oh, è rivoltante! Così tradisci i tuoi più sacri doveri?
Nora: Che cosa intendi per i miei più sacri doveri?
Helmer: E debbo dirtelo? Non son forse i doveri verso tuo marito e i tuoi bimbi?
Nora: Ho altri doveri che sono altrettanto sacri.
Helmer: No, non ne hai. E quali sarebbero?
Nora: I doveri verso me stessa.
Helmer: In primo luogo tu sei sposa e madre.
Nora: Non lo credo più. Credo di essere prima di tutto una creatura umana,..."

E per concludere con levità gustatevi questi brevi estratti:

"Nora: Vergogna! Come puoi dire una cosa simile? Io cerco di risparmiare più che posso.
Helmer: (ride) Giusto! Più che puoi. Ma non puoi risparmiare niente."

"Nora: ... E non ti ha lasciato di che viviere?
Signora: No.
Nora: E niente figli?
Signora: Neanche!
Nora: Proprio nulla, dunque?
Signora Neppure un rimpianto o una pena di cui nutrirmi."

"Signora Si, io salgo le scale molto adagio; mi affatica.
Dottore: Ah, qualche piccolo disturbo?
Signora Stanchezza, piuttosto.
Dottore: Null'altro? Allora è venuta in città per riposare andando di festa in festa.
Signora: Sono venuta a cercare lavoro.
Dottore: Le pare un rimedio efficace contro la stanchezza? 
Signora: Bisogna vivere, dottore.
Dottore: Già, è opinione molto diffusa che vivere sia necessario."

(Tutte le citazioni sono estratte da: Ibsen, Casa di Bambola, Einaudi, Torino 1963)

Peccato che le rappresentazioni in programma allo Strehler di Nora alla prova di Luca Ronconi siano state annullate a causa dell'infortunio della Melato; sarei proprio stata nella giusta disposizione di spirito.

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