martedì 28 febbraio 2012

Amélie Nothomb: la gallina dalle uova d'oro

Non sempre le scelte d'istinto vengono premiate. Se qualche settimana fa mi era andata più che bene con Ibsen, non sono stata altrettanto fortunata questa volta.
Vagando per gli scaffali della biblioteca comunale ho tirato su, senza pensarci troppo, Il viaggio d'inverno di Amélie Nothomb. Conosco la scrittrice, di cui ho già letto diversi romanzi, con esiti differenti. 
Il primo impatto con l'autrice è avvenuto con Igiene dell'assassino, che rimane tuttora il mio preferito, sarà forse perchè il primo amore non si scorda mai o perchè si distingue dagli altri che tendono a ripetere gli stessi temi e le stesse modalità. Del resto la Nothomb pubblica, per scelta e per la gioia dei suoi editori, un libro all'anno e francamente è difficile che da una penna escano tutti capolavori, considerando anche la forte componente biografica che alla lunga stanca. Dei sei libri che ho letto, due parlano del difficile rapporto con il cibo e sono talmente simili da confondersi (Metafisica dei tubi e Biografia della fame), uno (Stupore e tremori) della sua esperienza lavorativa in Giappone, ancora una volta un pezzo di vita e gli altri due, udite!udite!, di libri e scrittori. 
Vi confesso che di quest'ultimo, Il viaggio d'inverno, non sono riuscita ad arrivare alla metà e se sono arrivata fin lì è solo perchè l'unica alternativa a mia disposizione era Novella 2000: ero dal parrucchiere, e la tentazione è stata forte!

Può essere che io non abbia ancora incontrato i romanzi migliori di questa scrittrice che tanto successo continua a riscuotere nel suo paese e in molti altri. Del resto ne ho letti solo sei su un totale di diciannove, a cui si aggiungono diversi racconti. 
Per concludere con una nota positiva vi lascio la recensione di Igiene dell'assassino, che mi era piaciuto a tal punto da chiedere a un'amica, allora residente in Belgio, di portarmi qualche suo romanzo in lingua originale.

Il premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach sta per morire per un rarissimo cancro alle cartilagini. Dopo aver trascorso la sua vita nell'ombra, accetta ora di farsi intervistare da alcuni giornalisti: li annienterà con la sua dialettica sferzante, godendo di questi suoi ultimi successi.
L'ultima intervista, con una giornalista donna, porterà allo svelamento dei terribili segreti dei due dialoganti che si affrontano in un duello verbale e psicologico senza esclusione di colpi.
Igiene dell'assassino, il primo romanzo di Amélie Nothomb, è interamente costruito sul dialogo che è sempre incalzante, convincente e, soprattutto nella prima parte, divertente. Pochissimo spazio è lasciato alla voce narrante e alla descrizione, che troviamo solo nelle prime tre pagine e in alcuni brevi raccordi.

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