giovedì 27 dicembre 2012

Leggere - Corrado Augias

Era da un po' che non leggevo Augias e non sentivo parlare di lui, ne avevo un buon ricordo, che è stato spazzato via da questo libro che definirei inutile. Non che sia brutto o noioso o "sbagliato", semplicemente non aggiunge nulla di più o di nuovo. L'autore si propone una sorta di esortazione alla lettura, e in questo manca completamente il suo obiettivo, e cade in una rivistazione autobiografica del suo personale percorso di lettore. Per dare un po' di sale al tutto due capitoli su otto sono dedicati alla letteratura erotica, senza suscitare alcun prurito o interesse. Pare di assistere a un vecchio talk show o di sentire le trite lamentele dei vecchi maestri di scuola che si lamentano perché i ragazzi non leggono abbastanza.
Un consiglio: se state cercando un libro per suscitare in qualcuno l'amore per i libri e la lettura, questo non fa per voi.

venerdì 21 dicembre 2012

Accabadora - Michela Murgia

Avrei voluto augurare a tutti buon Natale lasciandovi un bel libro dallo spirito natalizio, invece, il romanzo che vi lascio prima delle festività è ombroso, misterioso eppure, a mio parere, stupendo. L'ho letto in due giorni, anzi in due sere e, se vorrete leggerlo, vi consiglio di fare altrettanto: leggerlo la sera con una luce soffusa e il silenzio intorno.

L'accabadora, in sardo, è "colei che finisce", la donna che con gesto pietoso pone fine alle sofferenze di un malato sul filo della vita, per richiesta sua o dei familiari. Nella comunità è una figura rispettata, ma anche temuta e quasi emarginata. L'accabadora che dal titolo al romanzo è Bonaria Urrai, la sarta del paese, mai sposatasi e senza figli fino a quando decide di prendere con sé come "fill'e anima" Maria Listru, l'ultima di quattro figlie di una donna rimasta vedova e ridotta in povertà. E' una storia sull'essere madri e sull'essere figlie, sull'essere donne, sulla responsabilità di prendere delle decisioni o non prenderle.
Potrebbe essere definito un romanzo di formazione se letto dal punto di vista di Maria, che incontriamo seienne e lasciamo donna, oppure un romanzo di "congedo" se vogliamo prediligere la figura di Tzia Bonaria, o ancora un romanzo di folklore, ma questa è la definizione che meno mi piace.

Michela Murgia ha una scrittura pulita, coinvolgente e convintcente che rimpiango di non aver scoperto prima. ... non tutti i premi vengono per nuocere... Accabadora ha vinto il Campiello 2010.

mercoledì 19 dicembre 2012

La libreria stregata - Christopher Morley

Dopo aver letto con piacere Il parnaso ambulante, ho deciso di provare un altro romanzo di questo autore per me nuovo. La lettura è stata anche questa volta scorrevole e rilassante, con ottimi spunti. Devo ammettere che è un po' naif e torna a ripetersi spesso, ma non si può sempre pretendere l'eccellenza, o no?
Voglio dire: esistono diversi generi di libri, questo è uno di quelli che definirei "di svago", da leggersi accoccolati sul divano, magari davanti al camino, dopo un lauto pasto natalizio. 
E' un giallo leggero e il mistero ruota attorno alla libreria, che dà il titolo al libro ed è gestita dal già noto Roger Mifflin, e a un libro che scompare e riappare in luoghi diversi. Vi sono coinvolti, oltre al libraio, una giovane e facoltosa apprendista, un rampante agente pubblicitario, un farmacista tedesco e un barbuto vice capocuoco. 
Morley scrisse questo romanzo nell'immediato dopoguerra ed echi della terribile esperienza rimangono anche qui, a mio parere, non a tutto beneficio del romanzo.

Riporto qui un passaggio che è un ottimo esempio di ciò che mi piace in questo autore, come prosa e come pensiero:

"La libreria stregata era un luogo delizioso, specialmente di sera, quando le sonnolente alcove erano illuminate dalla gaia luce delle lampade splendenti sulle file di libri. Molti passanti scendevano i gradini per mera curiosità; altri, visitatori abituali, vi entravano con la stessa conformante sensazione che prova un uomo quando entra nel suo club. (...) E' da notare che tutte le librerie aperte di sera hanno molto lavoro nelle ore dopo cena. E' forse perché i veri amatori di libri sono una genia notturna, che si avventura soltanto quando il buio e il silenzio e la luce velata delle lampadine attirano irresistibilmente verso la lettura? Certo è che la notte ha una mistica affinità con la letteratura, ed è strano che gli Esquimesi non abbiano creato grandi libri."

Christopher Morley, La libreria stregata, Sellerio, Palermo 1993.

mercoledì 5 dicembre 2012

A voce alta - Bernhard Schlink

Penso che questo sia il libro più pieno di punti interrogativi che mi sia mai capitato tra le mani. Un susseguirsi di domande retoriche a se stesso e al lettore, una sfilza di perifrasi e contorcimenti della frase, e del pensiero, su se stesso. Solo per fare un esmpio:

" Capivo che lei era offesa. Capivo che lei non era offesa perché io non potevo offenderla, ma che lei non poteva lasciar correre, dato il mio comportamento...."

E questo cosa sarebbe? Una pagina di diario intimo, un flusso di coscienza? Nè l'uno né l'altro purtroppo. La narrazione procede tutta così, più o meno.

Non mi è piaciuto niente di questo libro: non lo stile, non la trama, non la struttura e nemmeno i personaggi. Ho trovato quasi offensivo il ricorso alla tragedia dei campi di sterminio per costruire questa storia d'amore? di passione? Giusto per usare lo stile dell'autore... 
Tre nette divisioni: la prima incentrata su una relazione al limite della pedofilia, con la seconda ci troviamo nell'aula di un tribunale che deve giudicare ex-SS, la terza ci porta tra le mura di una cella e quelle di una stanza tra cui si instaura una corrispondenza di quelli che oggi chiameremmo audiolibri.

Cosa c'è di verosimile in questa storia? Una donna che per nascondere il proprio analfabetismo scappa per tutta la vita e arriva ad arruolarsi nelle SS, per poi rimediare alla sua "mancanza" in carcere. Ammesso che una storia del genere sia credibile, non capisco perché dovrei provare compassione, e anzi stima, per questa donna, come sembra voler far passare l'autore.

Se dovessi definire questo libro con un aggettivo, questo sarebbe "urticante".

martedì 27 novembre 2012

Che libro porteresti con te su un'isola deserta?

D'istinto mi verrebbe da rispondere: "Un libro lungo, lunghissimo". Ad esempio, Ulisse di Joyce, L'uomo senza qualità di Musil o I fratelli Karamazov di Dostoevskij.
Peter Bichsel, invece, risponde così: "... non mi porterei dietro nessun libro, perché senza una comunicazione quotidiana cesserebbero sia la lettura che la scrittura. Ho bisogno degli altri almeno per far sapere che ho letto".
Ringrazio Simonetta Bitasi per avermi fatto conoscere questo autore e il suo piccolo saggio, Il lettore, il narrare, in cui fa una simpatica e interessante riflessione sulla lettura e sul lettore.
Bichsel si stupisce della rarità dei lettori e del resto si chiede come sarebbe una società in cui si leggesse di più. La lettura migliora o peggiora il rapporto con la realtà? Senz'altro lo cambia.
Come e perché si diventa lettori? E che cosa spinge a cercare il confronto con altri lettori?
"Quando due lettori s'incontrano, diciamo due lettori che, per caso, si sono appena entusiasmati per lo stesso libro, cadranno l'uno nelle braccia dell'altro. Ma succede di rado."
Mi è piaciuta la proposta - scherzosa, ma non troppo - dell'autore di far diventare il critico letterario "un partner pubblico per lettori solitari, un co-lettore pubblico".
Perché se è vero che si scrive per essere letti, è altrettanto vero che si legge per poter parlare di quello che si è letto.
Ho detto se.

Peter Bichsel, Il lettore, il narrare, AElia Laelia Edizioni, Reggio Emilia 1985.

lunedì 19 novembre 2012

Il Parnaso ambulante - Christopher Morley

"Mi domando se non via sia molta ciarlataneria nella istruzione superiore. Non ho mai trovato che le persone colte, che sanno di logaritmi e d'altro genere di poesia, siano più rapide delle altre nel lavare i piatti o nel rammendare le calze."

E' questo l'incipit del romanzo e queste sono le parole con le quali fa la sua entrata in scena la signorina Elena McGill, una grassa donna di quasi quarant'anni, salvata dalla sua professione di governante dal fratello Andrea che l'ha portata a vivere in una fattoria della Nuova Inghilterra facendo di lei una perfetta casalinga e un'eccellente cuoca. La vita scorre tranquilla e monotona alla fattoria Sebina fino a quando Andrea non decide di mettersi a scrivere.

"Mi leggeva i suoi poemi, le sue novelle giovanili, e borbottava vagamente che un giorno o l'altro si sarebbe rimesso a scrivere. Io ero più preoccupata delle covate delle galline che di sonetti, e devo dire che non presi mai quelle minacce sul serio. Avrei dovuto essere più severa."

Completamente assorbito dalla sua nuova attività Andrea trascura i suoi doveri di fattore facendo infuriare la sorella che arriva a nascondergli le lettere degli editori che lo cercano per proporgli nuovi contratti.
Tutto cambia con l'arrivo alla fattoria del signor Roger Mifflin a bordo del suo Parnaso ambulante, una sorta di carrozzone da viaggio, trainato da un vecchio cavallo, ricolmo di libri che il signor Mifflin vende a domicilio per le fattorie e le locande che trova sulla sua strada. La vendita dei libri e la diffusione della cultura e della buona letteratura è per Mifflin una vera vocazione e anche un grande divertimento.
La prosaica Elena McGill stupirà in primo luogo se stessa decidendo di acquistare da Mifflin il Parnaso ambulante e di concedersi la prima avventura della sua vita.
Tra la descrizione di paesaggi bucolici e il racconto di episodi divertenti, Morley ci parla del suo amore per i libri e la lettura e della sua convinzione della necessità di espanderla e portarla ovunque perché è inutile lamentarsi, bisogna agire. Non si può aspettare che sia il contadino ad arrivare in biblioteca, bisogna portare la biblioteca a casa sua e fargli sentire la necessità di un buon libro.

Mi è piaciuto questo piccolo romanzo perché oltre a essere una piacevole lettura, rilassante e non impegnativa, nobilita un'attività troppo spesso considerata con superficialità: il leggere.
Voglio concludere proprio con le parole dell'autore, dato che non saprei dirlo meglio di lui:

"Se un uomo fa un dato lavoro il meglio possibile, può anche trascurare le altre cose. Immagino che non abbia importanza che io sia ignorante in letteratura, purché sia considerata una cuoca di prim'ordine. (...)
E nessuno può conoscere qualche cosa della letteratura se non passa la maggior parte della sua vita seduto a leggere."

Ah, quanto vorrei che più persone la pensassero così! A cominciare da mia mamma che, da donna pratica e abituata fin troppo presto alle fatiche della vita, ha sempre considerato la lettura un semplice passatempo, non un'attività degna di questo titolo.

E ancora quello che potrebbe essere anche una sorta di slogan, o di spiegazione, di questa mia passione e quindi anche di questo blog:

"Ho sempre avuto la convinzione che sia meglio leggere un buon libro che scriverne uno cattivo, ed ho fatto nella mia vita una tale miscela di letture, che la mia mente è piena degli echi delle voci di uomini migliori."


Tutte le citazioni sono tratte da: Christopher Morley, Il Parnaso ambulante, Sellerio editore, Palermo 1993.


mercoledì 14 novembre 2012

Dimmi con chi leggi e ti dirò... ovvero, uno sguardo ai gruppi di lettura

Alzi la mano chi fa parte di un gruppo di lettura.
...
Ok. Ora alzi la mano chi conosce un gruppo di lettura, e magari qualcuno che ne fa parte.
... va bene, qualcuno in più...

Sabato mattina sono stata a un convegno che si proponeva di riflettere sulla realtà dei gruppi di lettura. Ci sono stata con due amiche che fanno parte del gruppo di lettura del paese in cui abito. Eh sì, questo piccolo paese - che faccio fatica a chiamare "mio" - vanta un gruppo di lettura.
Sulla carta i gruppi di lettura in Italia sembrerebbero parecchi. Ma in questi giorni mi sono chiesta: quanti veramente li conoscono? Pensando alla mia cerchia di amici e parenti, sono abbastanza sicura di poter affermare che pochissimi ne conoscono l'esistenza e che nessuno - ecluse le due amiche di cui sopra e mia suocera, che però vive negli USA - ne fa parte.
Come la maggior parte dei fenomeni che girano intorno ai libri e alla lettura, anche questo pare esplosivo finché si rimane nel circuito, ma sembra quasi scomparire tra i "profani".
Ma tant'è. Gli addetti ai lavori ne hanno voluto fare un convegno (Ecco s'avanza uno strano lettore. Sabato 10 novembre 2012 - Biblioteca di Cologno Monzese) e io ho voluto parteciparvi.
Ho deciso di concentrarmi solo sugli aspetti positivi e di sorvolare su quelli negativi.
Due sono gli interventi che mi hanno particolarmente interessato: quello di Simonetta Bitasi, libraia e fondatrice e sostenitrice di numerosissimi gruppi di lettura, e quello di Luca Ferrieri, bibliotecario di Cologno Monzese e autore di un saggio, La lettura spiegata a chi non legge, che mi ripropongo di leggere prima o poi.
Simonetta Bitasi ha raccontato con piacevole brio e spigliatezza la sua esperienza con i gruppi di lettura, in qualità di fondatrice, osservatrice e partecipante. Interessanti e divertenti i suoi pro vs. contro.
Il gruppo di lettura è economico, è un'ottima scusa per uscire di casa, è un amplificatore di sensazioni e opinioni, e offre l'occasione di leggere libri che difficilmente si sarebbero scelti autonomamanete.
La base del gruppo di lettura è probabilmente la necessità di comunicare cosa si è letto, o almeno che si è letto. Perché, come dice Peter Bichsel "senza la comunicazione quotidiana cessano sia il leggere che lo scrivere".
Veniamo ora ai contro: il gruppo di lettura è altamente contagioso (può creare nuovi lettori), scardina le tue certezza, crea mostri ( mi piace ricordare l'esempio del camionista che partendo da zero arriva a leggere i grandi classici della letteratura e della filosofia).
Luca Ferrieri nel suo intervento ha posto l'accento sul concetto di lettura condivisa, da non confondersi con lettura collettiva. La lettura condivisa è valorizzazione della lettura privata, è difesa del proprio modo di leggere, della soggettività e dell'orgoglio del lettore. Mettere la lettura in comune siginifica anche esercitarsi a cambiare il proprio punto di vista, mettersi in discussione in un processo di scambio/dono attraverso cui la lettura si costruisce. In questo senso il gruppo di lettura espone l'intimità al pubblico, ma non la nega.

Per concludere in modo melodrammatico, il "messaggio di speranza" che voglio trarre da questa giornata e passare agli amici lettori è che non siamo soli. Da qualche parte c'è, e forse si nasconde, un lettore più disperato di noi che aspetta solo di essere scovato.

mercoledì 7 novembre 2012

Ancora Lavieri: La mamma ha un bambino nella pancia

Ho inziato a leggere Don Chisciotte, una vecchissima edizione Garzanti (L. 900), tutta ingiallita e sbrindellata. Mi ci vorrà un bel po', considerato il numero delle pagine, il carattere di stampa minuscolo e la difficoltà di tenere insieme il libro che cade a pezzi, e quindi intanto vi lascio qualche riga sui libri per bambini che leggiamo nel frattempo.


 La mamma ha un bambino nella pancia Visto che la mia pancia ormai è piuttosto evidente e i bambini iniziano a essere curiosi, ho ordinato in biblioteca qualche libro. Tra questi un simpatico volumetto di Lavieri: La mamma ha un bambino nella pancia di Luana Vergari e Simona Ciraolo (per le belle illustrazioni). 
Racconta in modo divertente i pensieri di un bimbo che prestò diventerà il fratello maggiore e che non riesce prorpio a immaginarsi "come sarà avere sempre qualcun altro in casa che non sia la mamma, Ugo - il cane - o il papà" perchè Amelia sarà la sua sorellina e vivrà sempre con loro.
I genitori gli dicono che "andrà tutto benone", che sarà bello essere in due, che potranno giocare insieme, e che anche se a volte litigheranno, poi faranno la pace perché si vorranno bene. 
Venire a sapere che dovrà lasciare un po' di gelato per la sua sorellina e che lei vorrà stare in braccio alla mamma "perché sarà anche la sua" non promette nulla di buono, ma tutto sommato il piccoletto protagonista di questa avvenura aspetta con curiosità l'arrivo della sorellina.



venerdì 2 novembre 2012

Harry Potter e la pietra filosofale - J. K. Rowling

Da un po' di tempo ce lo avevo in mente e con l'arrivo di Halloween ho deciso che era il momento di leggere Harry Potter. Ho letto il primo della ormai lunghissima saga. Inutile stare a dilungarmi sulla trama o su altre notizie relative a libro e autrice, ormai arci note a tutti. Vorrei solo dire che per qualche giorno sono tornata bambina perché questo tengo a sottolineare è un libro per bambini, o forse meglio, per ragazzi. E come tale è un grande libro, ma non capisco come mai anche tantissimi adulti ne siano rimasti così affascinati.
Letto con gli occhi, e la mente, di un bambino è senz'altro intrigante, divertente, a tratti spaventoso, ma se letto come adulto se ne nota comunque la basilarità nell'andamento della trama, la stilizzazione dei personaggi e certe ingenuità dello stile.
Gran merito comunque all'autrice per aver saputo sfornare un buon libro e fare fruttare il suo lavoro.

mercoledì 24 ottobre 2012

Mare di papaveri - Amitav Ghosh

"Credo che un romanzo dovrebbe avere una certa dose di rumore di fondo, che può non essere immediatamente comprensibile ma serve ad altri scopi". Così scrive Amitav Ghosh in una lettera ai suoi traduttori e ha perfettamente ragione. 
Inziando a leggere questo romanzo, che avevo in serbo dalla mia visita al Salone del libro di Torino dello scorso maggio, mi sono trovata di fronte a moltissimi termini  o piccole frasi declinate nelle varie lingue parlate in India, oltre che a numerosissimi termini tecnici relativi alla navigazione, alle imbarcazioni mercantili o ancora alla coltivazione e lavorazione dell'oppio. Non è stato facilissimo destreggiarsi tra parrocchetti, casseri, lascari, malum, sepoy, coolie, abkari e chandu, ma proseguendo nella lettura tutte queste parole e le immagini che portano con sé sono entrate nel mio immaginario e sono riuscite a creare la giusta atmosfera, a visualizzare la storia. Che poi è una storia meravigliosa, come tutte quelle che ci racconta Ghosh.
Si incontrano personaggi memorabili che risaltano per la loro grandiosità o la lora abiezione, per l'estrema bontà e saggezza o, al contrario, per la malignità, o ancora per la loro semplice normalità.
Il personaggio che apre il romanzo è Deeti una donna andata in sposa, inconsapevolmente, ad un oppiomane. E questa dipendenza del marito segnerà per sempre la vita di Deeti, rassegnata a una vita trascorsa tra i campi di papaveri e la fabbrica dell'oppio in cui il marito è impiegato e da cui dipende la sussistenza dell'intero villaggio. Nata e cresciuta nell'entroterra "a più di seicento chilometri dalla costa", per una serie di avventure, o meglio, di sciagure, si troverà a viaggiare sulla Ibis nel Nero Oceano alla volte delle isole Mauritius, in cui una folta schiera di migranti cerca la sua ultima possibilità di sopravvivenza, il capitano e gli ufficiali una possibilità di arricchirsi, i galeotti un esilio forzato e i lascari che compongono l'equipaggio semplicemente un mezzo di sussistenza unito al brivido dell'avventura. 
Abbandonata la terraferma, si entra in una nuova dimensione, in cui le leggi e le tradizioni secolari abdicano, per volere o per forza,  in favore delle leggi del mare.

lunedì 8 ottobre 2012

Tempo di scoperte

Questo libro fa parte del pacco dono in arrivo dagli USA, a me è subito piaciuto moltissimo e ieri finalmente il papà ha trovato il tempo di leggerlo ai bambini ed è piaciuto molto anche a loro.
E' un libro molto colorato, con grandi disegni, in rima, divertente, facile, coinvolgente o, se vogliamo usare un termine più "commerciale", interattivo. Non so se ne esista una versione italiana.
Per darvi solo un'idea:

"If a duckling grows and becomes a duck, can a car grow and become... a truck?"

oppure

"If a snakelet grows and becomes a snake, can a cupcake grow and become... a cake?

per concludere con

"If a joey grows and becomes a kangaroo, can a baby grow and become... you?"

Per noi è capitato a fagiolo perché proprio ieri i bimbi hanno iniziato a fare domande sul fratellino/sorellina in arrivo: sarà piccolo? poi crescerà? anch'io divento piccolo? o divento grande? anch'io ero piccolo nella pancia della mamma?.... Una prima risposta gliel'abbiamo fornita sfogliando insieme gli album di fotografie e poi prima della nanna questo simpatico libro.

Do You Know Which Ones Will Grow?

martedì 2 ottobre 2012

L'educazione delle donne - Choderlos de Laclos

"Un gruppo di saggi e di sapienti conferisce oggi un premio letterario a colui che discuterà meglio di tutti gli altri sul tema 'quali potrebbero essere i mezzi più idonei a migliorare l'educazione femminile'. Una folla di oratori avanza per sottoporre alla giuria il frutto del proprio lavoro e ognuno spera di vincere. La mia candidatura ha ragioni molto diverse. Io mi presento innanzi a questa rispettabile assemblea per consacrare alla verità - ancora più rispettabile -, una voce debole ma ferma che non si lascerà alterare né dal timore di dispiacere né dalla speranza di vincere. Questo è l'impegno che oggi assumo. Il primo dovere che mi impongo è di sostituire una rude verità ad un errore seducente, è necessario ammetterlo: non vi è alcun mezzo per migliorare l'educazione femminile".

Et voilà! ecco risolta la questione, sembrerebbe. In realtà nella seconda parte del saggio l'autore si preoccupa di suggerire alle donne delle possibilità per migliorare la propria educazione. Peccato che questa sia sempre vista come un accessorio per la donna che le permetterà di avere successo in ambito sociale, vale a dire di catturare e trattenere l'interesse degli uomini. Quindi l'educazione, insieme alla cura del proprio aspetto, come arma di seduzione... un po' poco...

Del resto de Laclos è uomo del suo tempo ed è già tanto che si occupi delle donne, chiedergli di più sarebbe eccessivo.

Choderlos de Laclos, L'educazione delle donne, Sellerio, Palermo 1999.


mercoledì 26 settembre 2012

La fratellanza e la sorellanza, ovvero un inno alle famiglie numerose

Ieri sera ho fatto casualmente una scoperta tenerissima e molto divertente: è un libro per bambini dal titolo Un leone e due bici, scritto da Lucia Panzieri e illustrato da Francesca Chessa, edizioni Lapis.

Francesco è l'ultimo di tre fratelli e sta cercando di capire se ad essere il più piccolo ci si guadagna oppure no. Allora pensa a tutte quelle volte che i suoi fratelli maggiori hanno dovuto cedergli il boccone più prelibato, hanno dovuto accettare di ascoltare la storia da lui scelta perché, come dicono i suoi genitori, lui è piccolo e bisogna avere pazienza. Poi però si annoia quando i suoi fratelli grandi sono a scuola e lui rimane solo e li invidia perché loro giocano con gli amici grandi e non pensano a lui, vanno veloci sulle loro biciclette, mentre lui deve andare con la mamma, che è una fifona e va come una lumaca. Ma quando giocano al circo, suo fratello fa il giocoliere, sua sorella la ballerina e il piccolo Francesco fa il leone; tutti insieme riscuotono un grande successo e Francesco capisce che "forse la cosa più bella non è tanto essere piccoli o essere grandi, ma avere dei fratelli, per addormentarsi con una ballerina e un giocoliere o anche con un leone che così ti difende se la sera hai un po' paura".

leone e due bici
Vorrei dedicare questo libro innanzitutto alle mie sorelle, poi ai miei figli che tra poco saranno in tre e che già la sera si fanno le loro belle chiacchierate al buio. E poi a tutti coloro che hanno, o avrebbero voluto avere, uno o più fratelli, che hanno, o avrebbero voluto avere, due o più figli, perché forse la cosa più bella è sentirsi amati e sapere che in famiglia c'è sempre un posto per te.




venerdì 21 settembre 2012

Il grande Gatsby - Francis Scott Fitzgerald

La cosa che più mi è piaciuta di questo libro è... il nome dell'autore. E' affascinante, no? 
Per il resto, più che un romanzo mi è sembrato il canovaccio di un film americano anni '30, e probabilmente non è un caso che l'autore sia poi diventato uno sceneggiatore. Senza nulla voler togliere alla professione dello sceneggiatore, non penso proprio che si sia al livello del romanziere. Non c'è spessore nei personaggi, non c'è intreccio nella trama, non c'è poesia nelle descrizioni. Una storia... d'amore? squallida e triste, iniziata male e finita peggio.
Nulla che abbia lasciato in me una qualche impronta, solo una lieve sensazione di amarezza e di fastidio.

Ora proverò con Gosh e, a seconda di come procederà la lettura, potrei affiancarci anche un saggio. Mi devo rifare!

mercoledì 12 settembre 2012

Il giocatore - Fedor M. Dostoevskij

Finalmente si torna a leggere romanzi! Mi sono detta: "per ricominciare alla grande scegliamo qualcosa di solido, sicuro e corposo - ma non troppo" e mi è venuto in mente Il giocatore di Dostoevskij. 
Già da un po' di tempo era nella mia lista mentale e, avendolo a portata di mano in casa, mi ci sono buttata e l'ho letto in due o tre giorni. Però... però non mi ha soddisfatto. Questo non è il mio Dostoevskij! Io cercavo una "versione ridotta" di Delitto e Castigo o L'idiota, invece mi sono trovata di fronte a qualcosa di completamente diverso. Leggendolo stentavo a credere di avere sotto gli occhi Dostoevskij, mi pareva di leggere un romanzo francese, sul tipo di Maupassant, per esempio. Giusto per chiarire: io amo la letteratura francese - non Maupassant in particolare - ma aprendo un romanzo di Dostoevskij mi aspettavo di immergermi nella letteratura russa. Il libro si è riscattato nella fase finale, in particolare nell'ultimo capitolo, in cui il lettore dostoevskiano ritrova i parametri, il tono e lo stile di cui è stato in cerca per tutto il romanzo.
Intendiamoci, non è che il resto del romanzo sia da buttare; è un romanzo molto piacevole da leggere, scorrevole e anche divertente, in particolare per la figura della vecchia nonna, esilarante!, ma non è Dostoevskij.
Nel capitolo finale viene finalmente fuori la figura del giocatore e lo spirito russo, e così ho potuto chiudere il libro riponendolo con tranquillità sullo scaffale accanto al resto della letteratura russa.

P.S. Mi ha stupito, e urtato, leggere l'introduzione di Antonio Pennacchi non tanto per le opinioni che vi esprime (diametralmene opposte alle mie) ma per il tono "strafottente" e pubblicitario che mi è parso assolutamente fuori luogo.


venerdì 7 settembre 2012

Diario di una scrittrice - Virginia Woolf

Non avrei mai pensato di dirlo della mia cara Virginia, ma questo diario mi ha annoiato. Tenuto in serbo per tanti mesi e iniziato con grande curiosità, me lo sono trascinato per tutta l'estate, intestardendomi nella volontà di completarne la lettura alla ricerca della "rivelazione". 
L'immagine che mi è rimasta è quella di una donna certamente molto colta e molto appassionata, ma anche fragile e confusa, ossessionata dal suo lavoro e in balia delle critiche. Inizialmente anche in affanno per la ricerca del guadagno e del rispetto della comunità letteraria.
Nel complesso ho trovato il diario troppo frammentario e ripetitivo, sarà anche dovuto al fatto che si tratta di una selezione ad opera del marito che ha voluto tutelare la memoria della moglie omettendo le pagine più personali e trasmettendoci solo quelle relative alla sua professione.
Mi aspettavo qualcosa di più simile ai Diari di Sylvia Plath che avevo gustato a fondo e che, probabilmente, avevo sentito più umana e più vicina a me.

Voglio riportare qualche breve estratto:

"Ma con quanta interezza vivo nella mia immaginazione; come dipendo assolutamente da zampilli di pensiero che mi vengono mentre cammino, mentre mi siedo; cose che roteano nella mia mente, componendovi un incessante corteo, che dovrebbe essere la mia felicità."

"Ciò che voglio, invece, è avere l'uso incondizionato di un altro mondo. E questo lo ricevo da Proust."

"Che fonte inesauribile di piacere sono i libri per me! Sono entrata e ho visto il tavolo coperto di libri. Li ho sfogliati e annusati tutti. Non ho potuto trattenermi dal portarmi via questo e cominciarlo. Credo che potrei vivere qui beatamente, leggendo in eterno."

"Sì, bisogna sempre tenere classici a portata di mano per evitare di adagiarsi."

Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Beat, Roma 2011.

mercoledì 5 settembre 2012

Settembre: si ricomincia

Oggi ha riaperto anche la scuola materna e, finalmente!, si riprende la routine quotidiana, fatta di mattine solitarie tra varie faccende e tanti tanti libri e pomeriggi interamente dedicati con gioia ai bimbi. L'equilibrio è quello che mi è mancato. Io adoro i miei bambini e mi piace passare del tempo con loro, ma ho anche bisogno del mio spazio e dei miei tempi per poter essere una mamma presente e gioiosa, più serena ed equilibrata.

Per prepararci al grande rientro, ieri io e il grandone (... i cinque si avvicinano!) abbiamo fatto un bel giro in biblioteca. Questo il nostro bottino:


E oggi è atterrato a casa un pacco dono pieno di libri in volo dagli USA:


Vi faremo sapere nei prossimi giorni le nostre preferenze e la sottoscritta ricomincerà anche a leggere i suoi libri e a parlarne qui. Spero che questa lunga attesa forzata sarà riscattata da tante belle sorprese letterarie.

martedì 21 agosto 2012

La fatica delle vacanze

Sono stati giorni intensi e, a dirla tutta, faticosi. Tra il caldo torrido, due bambini irrequiti intorno e uno in gestazione nella pancia, mi sono trovata spesso in difficoltà. La nausea non ha aiutato e un incidente del figlio maggiore è arrivato a complicare le cose: avete mai provato a tenere fermo per tre settimane un bambino di 4 anni, dovendo gestirne un'altra di due che inizia a trovare molto divertente fare dispetti a suo fratello e portargli via i giochi? Be', non ve lo auguro!
Abbiamo passato in rassegna tutte le attività statiche proponibili a un bambino: costruzioni, puzzle, didò, pasta di sale, playmais, disegni, pitture, acquarelli, adesivi, giochi da tavolo, cartoni animati e letture, ovviamente. Ma l'impulso di correre e saltare è insopprimibile in un bambino!
Inutile dire che i miei libri giacciono intonsi sul mio comodino... ora ci siamo arresi alla calura e alla stanchezza e abbiamo accettato di partire per una settimana in montagna in compagnia dei nonni, confidando che siano un aiuto e non un'ulteriore fonte di stress.
Cercheremo di goderci gli ultimi giorni di vacanza e prepararci alla riapertura degli asili, a cui guardo - e lo dico con una punta di vergogna, ma in tutta sincerità -  come a un'ancora di salvezza.

P.S. Questo è un post atipico nel mio blog, ma volevo spiegare il mio prolungato silenzio, Spero di poter tornare alla normalità al più presto.

lunedì 6 agosto 2012

Ho perso il segno

"Ho perso il segno": era questa la triste ammissione che si sentiva sussurare con un pizzico di timore tra i banchi di scuola quando il maestro ti chiedeva di proseguire nella lettura. E spesso questa frase è ritornata nei miei primi tentativi di lettura con intorno bambini piccoli. Ora sono una veterana!
Passando dalla pagina al libro, mi vengono in mente tutte le volte in cui, per un motivo o per l'altro - il libro chiuso in fretta per scendere dal metrò, un colpo di vento, una disattenzione, una pagina troppo scivolosa o un bambino troppo birichino - mi sono persa tra le pagine di un libro faticando a ritrovare il punto da cui riprendere la lettura.
Ho sempre usato i segnalibri e sono una loro devota ammiratrice; penso che siano utili e servizievoli, e spesso sono anche belli. Ce ne sono di ogni foggia, materiale e tipo, da quelli eleganti a quelli più spartani, dai raffinati agli spiritosi.
Dopo aver perso il mio prediletto, ultimamente uso quelli che si trovano in omaggio nelle librerie o nelle biblioteche, vista la mia sbadataggine e l'istinto predatorio dei miei figli che sono attirati dai segnalibri come orsi dal miele. La piccolina trova molto divertente sfilarli dalle pagine, piegarli, appallottolarli o sminuzzarli; al grande piace usarli come spade per giocare ai pirati, ponti per le sue costruzioni o ventagli nelle ore più calde. Io cerco di preservali come posso e li custodisco con cura, anche per loro.
I miei preferiti sono quelli tradizionali di cartoncino, ne ho di bellissimi:


Quello che ho perso era in carta di riso, ne ho anche uno di stoffa (un gattino, di quando ero piccina) e uno di metallo, che non amo molto. Una vecchia amica me ne regalò uno personalizzato costruito con alcune mie foto: fu un regalo bellissimo.
Alcune case editrici li includono nel loro catalogo e ne fanno un vanto.
Vi avevo già fatto vedere quelli di Lavieri, questi invece sono di La Vita Felice:

.

Non tutti i lettori usano i segnalibri, alcuni preferiscono le orecchie agli angoli delle pagine, per esempio. Le ho sempre aborrite, ma ora ho incominciato ad usarle, anche se sempre con una stretta al cuore, non per tenere il segno, ma per ricordarmi di un passaggio memorabile o interessante. Altri usano il risvolto della quarta di copertina, o un biglietto del tram, del cinema, etc.
Poi ci sono i super precisi che con il post-it segnano addirittura la riga a cui sono arrivati. O quelli che ricordano a memoria il numero di pagina da cui ripartire - lo fa mio marito, ma sospetto che sia uno dei pochi.
Io resto fedele ai segnalibri e continuo a collezionarli. Sono oggetti utili, belli e poco ingombranti, possono essere una simpatica idea per un piccolo regalo, anche fai-da-te.

Guardate la mia amica Mia di Mammachevita cosa riesce a fare:

 Un segnalibro che parla da solo
 Un segnalibro minimal chic
Un segnalibro colorato e morbidoso per chi vuole allegria e coccole
Un segnalibro coloratissimo e divertente per i bimbi che quando si saranno stancati di usarlo come segnalibro con un giretto di temperamatite potranno dare sfogo alla loro fantasia di piccoli artisti

martedì 24 luglio 2012

Storie in rima per bambini poetici



In queste settimane di vacanze estive le mie letture personali ristagnano, confinate a una scarsa mezz'ora prima di crollare dal sonno e dallo sfinimento la sera, in compenso quelle per bambini vanno a gonfie vele.
Ultimamente abbiamo fatto due belle scoperte: La chiocciolina e la balena  e Una casetta troppo stretta, entrambi di Donaldson Julia e Scheffler Alex, che poi sono gli autori anche del famosissimo e fortunatissimo A spasso col mostro.

chiocciolina e la balena Una chiocciolina di mare stufa di vivere ancorata allo scoglio sul quale è nata sogna di partire per un viaggio nel vasto mare. In una notte stellata una balena arriva a darle un passaggio sulla sua coda. Insieme faranno il giro del mondo, dai ghiacci polari ai mari tropicali. Vivranno insieme grandi avventure e supereranno grandi pericoli, squali, mari tempestosi e... lo spiaggiamento della grande balena che sarà salvata dalla sua piccola amica chiocchiolina. Una bella storia poetica e simpatica, raccontata con rime semplici e bellissime illustrazioni.


casetta troppo stretta La vostra casa vi sembra troppo stretta? Provate a farvi entrare una gallina, una capra con le pulci, un maiale e una mucca altezzosa... quando usciranno la vostra dimora vi sembrerà la casetta più graziosa e spaziosa che possiate desiderare. Per imparare ad apprezzare le cose che si hanno.

venerdì 20 luglio 2012

La lettura ad alta voce secondo Proust

Elle retrouvait pour les attaquer dans le ton qu’il faut, l’accent cordial qui leur préexiste et les dicta, mais que les mots n’indiquent pas; grâce à lui elle amortissait au passage toute crudité dans les temps des verbes, donnait à l’imparfait et au passé défini la douceur qu’il y a dans la bonté, la mélancolie qu’il y a dans la tendresse, dirigeait la phrase qui finissait vers celle qui allait commencer, tantôt pressant, tantôt ralentissant la marche des syllabes pour les faire entrer, quoique leurs quantités fussent différentes, dans un rythme uniforme, elle insufflait à cette prose si commune une sorte de vie sentimentale et continue.

Ella ritrovava, per attaccarle nel loro giusto tono, l'accento cordiale preesistente che le dettò, ma che le parole non indicano affatto; grazie ad esso, attutiva di passaggio ogni crudezza nei tempi dei verbi, dava all'imperfetto e al passato remoto la dolcezza che è nella bontà, la malinconia che è nella tenerzza, guidava la frase che finiva verso quella che stava per cominciare, ora affrettando, ora rallentando il "tempo" delle sillabe, per farle entrare, nonostante le loro qualità differenti, in un ritmo uniforme, e insufflava in quella prosa così comune una specie di vita sentimentale e continua.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - La strada di Swann, Einaudi, Torino 1963.

martedì 17 luglio 2012

Svuotando le valigie: resoconto letterario di una vacanza

Svuotando le valigie si trova sempre qualche granello di sabbia nascosto tra i vestiti, diverse conchiglie, sassi, foglie nelle tasche dei pantaloni dei bambini, qualche oggetto in meno e tanti ricordi in più, un pizzico di nostalgia, ma anche la gratitudine per il tempo speso bene e per la casa accogliente che ti aspetta.
Quest'anno ci ho trovato anche un mucchio di disegni e ritagli, un libro pieno di orecchie, uno con diversi segnalibri e un altro, ahimé!, ancora sigillato nel suo cellophane.
Nella prima settimana al mare avrò letto forse venti pagine con la mia lucetta-gufo, durante un sonnellino pomeridiano di mia figlia. L'epoca delle letture sotto l'ombrellone è decisamente tramontata per me. Basti pensare che sui due lettini che abbiamo preso in spiaggia ci saremo stati seduti sì e no mezz'ora in tutto, di sdraiarsi neanche a parlarne. L'anno prossimo spiaggia libera, tanto siamo sempre stati sul bagnasciuga...
In Toscana mi è andata meglio. Io leggevo qui:

e sono riuscita a finire l'epopea dei Buddenbrook e a leggere Leggimi forte, un saggio sulla lettura ad alta voce rivolta ai bambini.
E' stato forte il rammarico di non aver scelto un libro migliore avendo a disposizione un luogo così incantevole per leggere: all'ombra di un nocciolo, con una vista su dolci colline, un venticello piacevole, il silenzio, una gatta gravida che mi aveva preso in simpatia e una sedia comodissima.
Avevo con me il romanzo di Gosh, ma non volevo iniziarlo per leggerne solo poche pagine  e poi terminare la lettura in uno scenario sicuramente meno suggestivo.
Sarebbe stato perfetto un romanzo di media lunghezza, romantico, forse Jane Austen. La prossima volta provvederò.

I Buddenbrook - Thomas Mann

Sono entrata a fatica in questa storia, infastidita da certe lungaggini e puntigliosità (es. la descrizione meticolosa dell'abbigliamento e delle fattezze di ogni personaggio presentato), e a fatica ne sono uscita. Il finale è stato proprio deludente; la figura del giovane Hanno, a mio parare, superflua per come è stata trattata, tutta concentrata in un paio di lunghissimi capitoli finali.
Ho apprezzato la parte centrale che corrisponde alla generazione intermedia dei Buddenbrook: Johann Buddenbrook, il pio e assennato commerciante di granaglie che con l'appoggio discreto della moglie gestisce la casa di famiglia, l'azienda e i tre figli che vediamo crescere e trovare il loro posto nel mondo, o almeno provarci. Se ho sorriso per la figura della Tony ragazzina, non posso dire altrettando della donna che l'autore ne ha tratto; e lo stesso potrei dire di Thomas, che da giovane e intraprendente commerciante, amante della vita agiata e della buona cultura, diventa un arrampicatore sociale disperato, un uomo di pura apparenza.
In genere è un romanzo che non ha suscitato in me nessuna particolare simpatia e nessuna forte emozione.
Senz'altro è costruito bene e in questo senso è un grande lavoro, ma per quanto mi riguarda i capolavori sono altri.
Rimarrà nella mia biblioteca tra quesi testi "obbligati" ma freddi e muti sul cui dorso la mia mano scorrerà via veloce.

Leggimi forte - Rita Valentino Merletti e Bruno Tognolini

Ne ho tratto qualche consiglio di lettura - da verificare -  e ho avuto alcune conferme e riscontri, ma per il resto l'ho trovato un po' troppo chiuso su se stesso, a tratti ovvio e autocelebrativo. Non me ne vogliano gli autori, di cui comunque apprezzo le buone intenzioni.

Voi siete già stati in vacanza? Cosa avete letto o cosa leggerete?
Io non sono stata molto soddisfatta; forse avrei dovuto dare retta al mio primo istinto e portarmi dietro il Diario di Virginia Woolf. Cercherò di leggerlo nei prossimi giorni, compatibilmente con le esigenze dei figli ormai in vacanza... se scriverò più di rado sapete il perché, ma mi impegnerò.

venerdì 29 giugno 2012

Libri in valigia

Siamo in partenza per due settimane: la prima al mare, la seconda tra le dolci colline della Toscana.
In tempi antichi avrei riempito la valigia di libri, oggi, partendo con prole al seguito, mi limiterò a due, forse tre, se riesco a farmi spazio tra costumi, pantaloncini, pannolini, magliette, secchielli, palette, ecc. ecc. ecc., e ovviamente libri per bambini.

Ho scelto un romanzo di Amitav Gosh, Mare di papaveri: 543 pagine, la guerra dell'oppio raccontata da un grandissimo narratore; un veliero come microscosmo su cui si incontra la più varia umanità, e conoscendo l'autore, ascolterò delle storie fantastiche.
Un Diario, quello di Virginia Woolf (non potevo certo lasciarla a casa, vi pare?).
E un saggio: Leggimi forte, sulla lettura ad alta voce rivolta ai bambini.

Infilo in borsa anche I Buddenbrook, ormai in dirittura d'arrivo.
La speranza è di riuscire a leggerne almeno uno.

Per loro tra le novità ho selezionato: Oh, che uovo!, Ninna nanna ninna mamma, Di chi sono questi nasii? e I tre briganti.

Vi aspetto al rientro per il resoconto. Intanto se ne avete voglia scrivetemi cosa leggerete voi quest'estate e se vi dilettate con le fotografie vi lancio una proposta: mandatemi via mail (raguso.pendergast@gmail.com) una foto della vostra libreria e/o biblioteca preferita o un ritratto di un lettore (voi, un amico/a, un parente, un bambino,...).

Buone vacanze!

domenica 24 giugno 2012

Con gli occhi dei bambini: buoni propositi per le vacanze

La scuola materna sta per chiudere i battenti e tra pochi giorni mi troverò a vivere intense giornate con i miei pargoli. Il mio buon proposito per queste vacanze estive è cercare di guardare il mondo attraverso i loro occhi, per capire cosa passa per la loro testolina e trovare soluzioni alternative alle grida selvagge e ai musi lunghi.
Mi farò accompagnare da questa frase della mia cara Virginia:

"Diventare bambini significa essere molto letterali, trovare ogni cosa talmente strana, che niente sorprende; non avere cuore, non avere pietà, eppure essere così appassionati che uno sgarbo o un'ombra avvolge il mondo nella malinconia."

(Virginia Woolf, Lewis Carroll, 1939. In La signora dell'angolo di fronte, Il saggiatore, Milano 1979)

Intanto, per preparami, ho finalmente letto Alice nel paese delle meraviglie in edizione integrale.

Qualcosa mi dice che ne vedremo delle belle!






martedì 19 giugno 2012

I no che aiutano a crescere - Asha Phillips

Quando ero incinta avrei voluto essere una ginecologa per placare le mille ansie che mi assillavano, quando avevo i bimbi molto piccoli avrei voluto essere una pediatra per fugare i dubbi quotidiani  - ed evitarmi qualche telefonata di troppo e qualche gita notturna al pronto soccorso -  ora che ho i bimbi cresciuti - gli americani li chiamano "toddlers", no so quale sia l'equivalente italiano, vorrei essere una psicologa.
Dal momento che già la prima laurea giace inutilizzata nel cassetto, non penso che sia il caso di intraprendere un nuovo corso di studi e così mi aggiorno come posso, avvalendomi della letteratura, sia scientifica che popolare, attualmente in commercio; oltre che delle chiacchiere con le altre mamme, ovviamente.
Alle prese con la disciplina dei miei figli, del primo in particolare, ma anche la seconda ci darà presto del filo da torcere, ho letto questo libro: I no che aiutano a crescere.
Il tema fondamentale è la definizione dei limiti che aiutano un bambino a crescere sano e consapevole di sé, ed è declinato dalla nascita all'adolescenza.
Molta saggezza comune e buon senso, che però non fa male veder messi nero su bianco, tanti esempi concreti e qualche buon consiglio.
Utile per ritrovare conferme quando ci si perde, per rafforzare l'autostima quando i tuoi dolci pargoli la calpestano e per prevenire derive familiari.

lunedì 18 giugno 2012

Alice nel Paese delle meraviglie - Lewis Carroll

"... ma Alice si era così abituata ad aspettarsi soltanto cose straordinarie, che ormai le pareva assolutamente noioso e sciocco che la vita procedesse nel solito modo."

Lewis Carroll, Alice nel Paese delle meraviglie, La biblioteca di Repubblica, Roma 2011.

Finalmente ho letto Alice nel Paese delle meraviglie. Tutti lo conoscono per fama, grazie soprattutto al film Disney che - detto per inciso - trovo fatto molto bene, ma quanti lo hanno letto? Io, per prima, l'ho fatto solo ora. E' stata una lettura piacevole, non esaltante; il cartone animato mi piace molto di più, il film, invece, non l'ho visto.
Ho letto i primi capitoli ad alta voce e penso che questo libro si presti benissimo al racconto orale. Infatti pare che sia nato proprio per accontentare la richiesta di una bambina che reclamava una storia dal suo precettore. La storia riuscì così bene che il reverendo Dodgson (alias Lewis Carroll) decise di metterla per iscritto.
Leggendo il racconto ad alta voce si entra meglio nel ritmo della storia e le immagini evocate si materializzano con più vivezza; penso che sia quello che accade ai bimbi quando si racconta loro una favola, riescono a vedere quello che noi leggiamo.
Non starò a ripetere le vicende che tutti conoscono né mi voglio soffermare sul trito tema del sogno, vorrei solo che questo libretto fosse un invito a vedere il lato magico e incantato della realtà di tutti i giorni, un invito a  correre il rischio di seguire il coniglio bianco, di tanto in tanto.



venerdì 15 giugno 2012

Piccole ironie della vita - Thomas Hardy

A guardarlo è un libro molto invitante. Io lo trovo bellissimo, così sobrio ed elegante. Mi piace molto questo blu delle copertine Sellerio e amo la carta Palatina su cui è stampato.
Questo volume fa parte della serie che ho acquistato alla libreria di corso XXII Marzo: evidentemente quel giorno mi sono lasciata sedurre dall'estetica.
Piccole ironie della vita è una raccolta di racconti di Thomas Hardy che hanno come filo conduttore l'ironia della sorte.
Francamente li ho trovati terribilmente noiosi, monotoni, manieristici, quasi esercizi di stile, variazioni su tema. Ho proseguito faticosamente nella lettura spinta dal desiderio di ricredermi, e vi spiego perché: mio marito ha "ereditato" da sua nonna dei bellissimi libri e tra questi - tolti quelli di Shakespeare e Jane Auste confiscati, giustamente, da mia suocera - molti sono proprio di Thomas Hardy. Mio marito li ha letti tutti, non ne abbiamo parlato, ma suppongo che gli siano piaciuti, dato che li ha letti uno dopo l'altro. Per questo pensavo che potesse piacere anche a me questo autore, ma così non è stato.
Sono stata però premiata dalla mia costanza perché l'ultimo racconto ha risollevato le sorti del libro. Il titolo è Qualche figura d'altri tempi e, nella cornice di un viaggio in diligenza, racchiude piccoli e curati bozzetti che altro non sono che i racconti dei viaggiatori che informano degli aneddoti della vita del villaggio John Lackland, il giovane che ritorna al suo paese natale dopo una lunga assenza.
In questo racconto viene finalmente meno l'atmosfera cupa e angosciosa che domina tutto il libro, anche se in chiusura ci ricadiamo:

"Egli andò avanti, guardando qua un comignolo, là un vecchio muro, fino a che giunse al cimitero, dove entrò.
Le lapidi imbiancate dalla luna erano facili da decifrare; ed ora per la prima volta Lackland cominciò a sentirsi davvero in mezzo agli abitanti del villaggio che aveva lasciato dietro di sé trentacinque anni prima."

Thomas Hardy, Piccole ironie della vita, Sellerio, Palermo 2000.

giovedì 14 giugno 2012

Libri per bambini: generazioni a confronto

Ieri mi sono addentrata nell'ardua impresa di sistemare i libri dei miei bambini: ho svuotato la loro libreria (e già che c'ero l'ho spolverata), ho cercato di dividere i libri per formato, argomento, lingua (operazione solo parzialmente riuscita), ho incollato le pagine staccate e le copertine sgangherate, ho ripulito quelle appiccicose, li ho pure catalogati su Librarything. E poi li ho sfogliati.

Tra i libri dei nostri figli ce ne sono alcuni che erano appartenuti a me o a mio marito bambini e mi sono stupita di vedere la differenza tra questi e quelli di oggi: una vera evoluzione. 
Poi mi sono chiesta che cosa sarebbe stato di me se mi sono appassionata alla lettura già avendo a disposizione libri come questi 





se avessi potuto avere per le mani libri così belli, vari e variopinti come quelli che hanno a disposizione oggi i bambini. E mi sono riproposta di trasmettere questo amore ai miei figli, ai miei nipoti e ai figli degli amici, perché non si perdano questa grande opportunità.

martedì 12 giugno 2012

Nuove scoperte: Lavieri


Ho scoperto questa casa editrice girovagando per gli stand della Fiera del libro di Torino, era da un po' che volevo scriverne, ma ultimamente gli impegni e gli imprevisti si sono susseguiti a ritmo incalzante.

La casa editrice Lavieri nasce nel 2004 "in seguito ad azioni sconsiderate di Marcello e Rosa Lavieri", per citare dal loro stesso sito. Il loro catalogo si divide in tre settori principali: libri per bambini, fumetti e riproposte di testi di letteratura italiana e tedesca. 
Sono stata attirata a questo stand dalla bellezza dei libri esposti e sono rimasta affascinata dalla gentilezza delle persone che mi hanno accolto. Dei loro libri mi sono piaciuti i colori, i formati, i materiali, le immagini, i titoli e certamente le storie. Io mi sono concentrata sui libri per bambini e ne ho scelti due, uno per ogni figlio e fascia d'età, che voglio presentarvi qui.

Vorrei essere come. Il primo, Vorrei essere come... fa parte della collana "I gattini" e ha come protagonisti gli animali insoddisfatti del loro aspetto e invidiosi delle caratteristiche degli altri animali. Un altro libro sulla diversità, dunque, ma anche sul riconoscimento delle qualità di ognuno e sulla bellezza dell'eterogenità. E' un libro molto colorato, con disegni lineari in cui anche i bambini più piccoli possano riconoscere facilmente i vari animali e le loro caratteristiche.

 amico fantastico Il secondo, Un amico fantastico, della collana "I monelli", è adatto a bimbi un po' più grandi, direi a partire dai 3-4 anni. Ha delle illustrazioni fantastiche a piena pagina e brevi frasi che danno voce ai pensieri dei bambini, alle loro paure e ai loro desideri.
"Io ho un amico che mi viene a prendere a scuola quando piove e conosce la strada con le pozzanghere più grosse.
Il mio amico mi difende da quelli che mi rompono le scatole e se voglio se li mangia pure.
Ho un amico che, quando sono a scuola mi aiuta a sconfiggere i terribili mostri alieni.
E tu ce l'hai un amico fantastico?"
Noi qui in casa ne abbiamo una colonia... per tutte le fasce d'età (vedi qui).

Per finire vorrei mostrarvi questi semplici ma simpaticissimi segnalibri, come anticipazione di un post dedicato che sto preparando per voi:



venerdì 8 giugno 2012

Perché amo il romanzo: ve lo dico con Virginia

Virginia Woolf è fonte continua di riflessione e ispirazione e non smetto mai di stupirmi di trovare una così forte sintonia di sentire con lei. Speriamo che questo non mi porti fino a gettarmi in un fiume con le tasche piene di sassi...

Quando mi interrogo su una questione letteraria, spesso trovo nei suoi scritti le risposte migliori e questa che voglio riportare è la spiegazione del mio amore per la narrativa:

"In un romanzo c'è posto per la storia, per la commedia, per la tragedia, per la critica, l'informazione, la filosofia, la poesia. Qualcosa della sua attrattiva si trova nell'estensione della sua prospettiva e nella soddisfazione offerta a tanti diversi umori, desideri e istinti del lettore. Ma comunque il romanziere possa variare la sua scena e alterare i rapporti reciproci delle cose (...) un elemento rimane costante in tutti i romanzi, ed è l'elemento umano; i romanzi trattano delle persone, suscitano in noi i sentimenti che le persone suscitano in noi nella vita reale."

E questo è il romanzo come piace a me e tra le letture di quest'anno per il momento si accorda perfettamente con La casa degli spiriti:

"Così, invece di essere spronati non appena terminata l'ultima pagina a partire alla ricerca di qualcosa che contrasti e completi, quando abbiamo letto Orgoglio e pregiudizio sostiamo.
La pausa è il risultato di una soddisfazione che riporta la nostra mente su quello che abbiamo appena letto, piuttosto che farla proseguire verso qualcosa di nuovo."

(Virginia Woolf, Fasi della narrativa, 1929. In La signora dell'angolo di fronte, Il saggiatore, Milano 1979)

sabato 2 giugno 2012

Catalogo dei lettori - in elaborazione

Dopo avervi proposto il catalogo dei genitori, vorrei provare a stilare un catalogo dei lettori. Chi mi aiuta? 

Sto raccogliendo testimonianze qua e là e per ora ho trovato:

  • Il conquistatore. "Ora leggerò qualsiasi cosa sia stata scritta al mondo." (Punch in Kipling, Bee bee, pecora nera dai Racconti della vendetta e della memoria, Mondadori, Milano 1987.) Questa è la sensazione che ho provato in prima elementare quando ho imparato a leggere! Ero talmente stupita e felice, la lettura, intesa proprio come atto del leggere, mi sembrava una magia.
  • Il pragmatico. "Credo che la lettura mi sia necessaria, anzitutto perché mi impedisce di essere pago delle mie meditazioni, poi perché mi fa conoscere le indagini altrui, permettendomi di valutare i risultati e di integrarli con l'apporto del mio pensiero." (Seneca, Lettere a Lucilio, XI, 84) Per la serie, tutto fa brodo.
  • L'accogliente. "Un buon lettore è chi è disponibile a lasciarsi invadere dall'animo altrui attraverso la lettura." (Contini, Diligenza e voluttà, Mondadori, Milano 1989) ...mmm... non è che io voglia farmi invadere l'animo proprio da tutti quelli che leggo, avrei dei seri problemi di personalità multipla.

La lista è solo all'inizio, la aggiornerò man mano che mi capiteranno sotto gli occhi altri tipi di lettori, se voi ne avete per le mani altri, fatevi avanti e lasciate un commento.

lunedì 28 maggio 2012

A ciascuno il suo - Leonardo Sciascia

"Ma il fatto è, mio caro amico, che l'Italia è un così felice paese che quando si cominciano a combattere le mafie vernacole vuol dire che già se ne è stabilità una in lingua..."

Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo, Adelphi, Milano 2009.

A parte qualche giro di frase interessante, devo ammettere che mi ha lasciato indifferente. Calvino nel 1965 scriveva all'autore a proposito di questo libro: "Ho letto il suo giallo che non è un giallo, con la passione con cui si leggono i gialli, e in più il divertimento di vedere come il giallo viene smontato, anzi come viene dimostrata l'impossibilità del romanzo giallo nell'ambiente siciliano".

venerdì 25 maggio 2012

Dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini - Mem Fox e Helen Oxenbury


Una dolce filastrocca da leggere anche con i più piccini per un momento di gioco e coccole prima della nanna. 
Ci sono bambini nati molto lontano e altri nati molto vicino, bimbi nati al freddo e al gelo e altri nati sotto il sole caldo, bimbi nati cittadini e bimbi nati in mezzo a un prato, ma tutti quanti "come tutti i bambini, hanno dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini".
Per ognuna delle mie gravidanze avevo scelto un libro da raccontare al bimbo nella pancia, per cullarlo e per creare con lui un legame da riannodare dopo il parto. Per il primo era stato Il libro della giungla, e  devo dire che non avrei potuto fare scelta migliore: lui è un po' Mowgli, selvatico e amante della natura e degli animali. Ho continuato a leggergli il libro e per i primi due anni di vita è stato in cima alla lista dei preferiti. Per la seconda avevo scelto I tre porcellini, ma non ho avuto la costanza che avevo avuto nella prima gravidanza e non ho avuto riscontri dopo la nascita. Forse perchè in fondo nemmeno io ero così presa da quel libro. Questo è il libro che sceglierei ora: breve, semplice, tenero e "ninnante".

mercoledì 23 maggio 2012

Che paese, l'America - Frank McCourt

"Adesso ti è uscito il sogno.
Così diceva mia madre a noi bambini quando abitavamo in Irlanda e un nostro sogno si realizzava. Il sogno che facevo io in continuazione era quello in cui arrivavo con la nave nel porto di New York e guardavo ammirato i grattacieli. Quando lo raccontavo, i miei fratelli mi invidiavano la notte passata in America, finché un giorno non cominciarono a raccontare anche loro di aver fatto quel sogno, sapendo che era un sistema sicuro per mettersi in mostra anche se poi litigavamo e io dicevo che il più grande ero io, che il sogno era mio e guai a loro se ci entravano. Loro ribattevano che non avevo il diritto di tenerlo tutto per me, che di notte chiunque poteva sognare l'America e io non potevo farci niente."

Frank McCourt, Che paese, l'America, Adelphi, Milano 2000.

Lo stile è inconfondibile, i personaggi e i temi sono sempre quelli che il lettore ha conosciuto nelle Ceneri di Angela. In questo che potrebbe essere il secondo volume della biografia di McCourt, troviamo Frank adolescente che approda finalmente a New York e attraverso varie vicissitudini - incluso l'arruolamento nell'esercito americano - si costruisce una nuova vita e anche una famiglia. 
In questi tempi di crisi economica, mi ha fatto bene leggere di un paese e di un'epoca storica in cui tutto era possibile, certo dandosi da fare, perché "la vita non è un pranzo gratis". Un paese in cui anche un ragazzino cresciuto nei bassifondi di Limerick a té e pane fritto, con gli occhi sempre infiammati e le scarpe rotte, può studiare all'università e diventare professore del più prestigioso liceo della città. Può andare oltre il suo "irlandesismo" cattolico e sposare una brava ragazza americana borghese e protestante, anche se non sarà un matrimonio felice. 
Quello che mi è piaciuto in questo romanzo è proprio il sogno, o meglio i sogni, di quelli che ce l'hanno fatta, ma anche di quelli che si sono persi per strada. L'idea di un bambino che litiga con i suoi fratelli per il diritto di proprietà di un sogno, tenacemente perseguito a dispetto delle più nere previsioni. E l'importanza data all'istruzione e alla lettura.
A essere sincera, la prima parte del romanzo mi ha un po' annoiato, troppo simile al primo libro di McCourt, ridondante, direi; ho invece seguito con grande piacere le avventure dell'insegnamento che mi hanno richiamato alla mente i racconti delle mie amiche insegnanti e le riflessioni della mia ex prof di lettere della scuola media. America o Italia, la scuola è sempre la stessa, e gli adolescenti pure.
Aspettando che i sogni si realizzino, ricordiamoci che di notte chiunque può sognare la sua America.

venerdì 18 maggio 2012

Catalogo dei genitori - Claude Ponti

Come ormai  avrete capito, il mio figlio quattrenne è in fase pre-adolescenziale molto molto precoce. Ultimamente spesso mi sento ripetere frasi come: "Non voglio più la mamma/il papà." "Ti voglio tagliare via" (?!!) "Voglio vivere da solo" "Voglio una nuova mamma/papà", e mi è venuto in mente questo libro edito da Babalibri, Catalogo dei genitori: per i bambini che vogliono cambiarli di Claude Ponti. 
Sei stanco dei tuoi genitori? "Ti scocciano, non li sopporti, non ti ascoltano", non ti lasciano fare tutto quello che vuoi, non ti danno tutto quello che chiedi? E' semplice: CAMBIALI! Sfoglia il catalogo, scegli i tuoi nuovi genitori e eventuali accessori, compila il buono d'ordine, spediscilo e in meno di "quaran tottore" riceverai i tuoi nuovi genitori. "I genitori originali non hanno prezzo" e neanche quelli del Catalogo. E' un semplice scambio e, se non sei soddisfatto, puoi richiedere indietro i tuoi vecchi genitori.
Ce n'è per tutti i gusti - di seguito i miei preferiti:
  • Gli avventurieri, sempre pronti per escursioni e gite estreme, super accessoriati e organizzati; 
  • I confortevoli "Coccolevolissimi". "questi genitori hanno in testa solo un'idea: evitare tutto ciò che punge, urta, sbuccia, rompe e rende la vita de-coccolata e do-lo-rosa";
  • I beiprogetti "lavorano con gioia alla costruzione dell'avvenire, succeda quel che succeda";
  • Gli entusiasti, "genitori felici di essere genitori";
  • I complicati "sono genitori indistricabili dal proprio carattere nodoso";
  • La leisola! c'è bisogno di spiegazioni? "Pratica la guida, il bucato e l'amministrazione sportiva." Anche in versione maschile, Il luisolo!;
  • I testaperaria, non vedono mai dove sia il problema e quando ci sbattono contro si rimettono in piedi;
  • Gli avviluppanti "Fatevi soffocare!"
Tra gli accessori quello che più la dice lunga sul mio modo di essere genitore è l'"impeccabilometro"... potessi averlo...

Ora, sono in dubbio se fare leggere il libro a mio figlio o no. Quello è capace di pretendere davvero dei nuovi genitori. Forse è meglio se mi informo prima dell'esistenza di un analogo catalogo di figli, per genitori che vogliono cambiarli, così avrò un'arma di difesa.

N.B. Una nota di merito va senz'altro fatta al traduttore, Pierre Lepori.

Catalogo dei genitori per i bambini che vogliono cambiarli

lunedì 14 maggio 2012

Bilinguismo mon amour

Sabato sono stata a Torino al Salone Internazionale del Libro, a sentire Amitav Gosh.
Vedere questo scrittore mi ha suscitato un grande senso di rispetto, ma anche di tenerezza, oltre che una gran voglia di leggere i suoi due ultimi romanzi, Un mare di papaveri e Il fiume dell'oppio
Ma è soprattutto quello che ha detto sulla lingua che mi è rimasto nel cuore e che mi sono portata a casa con somma gioia e speranza.
Amitav Gosh nelle biografie correnti è definito uno scrittore anglo-indiano, lui preferisce definirsi uno scrittore indiano che scrive in inglese. Chi ha dimestichezza con l'autore sa che spesso nei suoi romanzi si incontrano parole in bengalese, la sua lingua madre, e alla richiesta di spiegare come convivono le due lingue nella sua opera di scrittore, Gosh ha risposto:
"Language is not a house, it's a river that carries you on", la lingua non è una casa che ti racchiude e ti contiene, ma un fiume che ti porta con sè. E ancora che "the world is too closly connected" per fare delle separazioni.
E' questo che vorrei trasmettere ai miei figli, bilingui e "bi-cultura" dalla nascita, in un Paese in cui la diversità è ancora troppo un'eccezione e un bambino che ai girdini pubblici parla in inglese è additato come esotico.

giovedì 10 maggio 2012

Adotta un libro abbandonato

C'è stato un periodo della mia vita in cui mai mi sarei permessa di lasciare a metà un libro. Ora, invece, mi succede sempre più di frequente. Sarà perchè quando si è molto giovani si ha un'idea diversa del tempo, si pensa di godere di una sorta di eternità. O forse, crescendo, sono diventata più "difficile"; più selettiva. Mi succede anche con i vestiti, e con le amicizie. 
Se prima non tornavo mai a casa da un giro per negozi con almeno un pacchettino, ora sempre più spesso mi ritrovo a dire che non c'era niente che mi piacesse davvero. Con le amicizie la situazione è più sfumata, ma sostanzialmente anche lì, poche ma eccellenti.
Ma veniamo ai libri. Recentemente qualcuno mi ha fatto riflettere sulla moltitudine di letture e sull'esiguità del tempo a disposizione. E forse è proprio per questo che ho cominciato a scremare.
Perchè perdere tempo con un libro mediocre - per me s'intende - quando ce ne sono milioni di altri che potrebbero darmi maggiori soddisfazioni? 
Sono diventata più severa, e anche più irriverente.
I libri che ho abbandonato nell'ultimo mese sono due: Acciaio di Silvia Avallone e 1Q84 di Murakami Haruki.
Acciaio ho deciso di leggerlo perchè proposto dal gruppo di lettura del mio paese; non è un libro che avrei scelto da sola. 
Ha iniziato a infastidirmi alla terza riga, quando mi sono imbattuta in un "zoomate"; ho fatto un sospiro e sono andata avanti, ma non molto. La storia non mi interessava e il linguaggio non mi piaceva. Mi sembrava di leggere fatti di cronaca o di guardare un telefilm. Non è questo che cerco in un romanzo.
L'unica frase che mi è piaciuta - non ho capito se è una citazione , o meno - si trova nella pagina precedente l'inizio del romanzo, relegata in fondo a un foglio bianco: "L'adolescenza è un'età potenziale".
Ecco, questo penso che sia vero, ed espresso molto bene.
1Q84, invece, era nella mia lista dei desideri su ibs, ma alla fine non l'ho comprato perchè l'ho trovato in biblioteca e così ho risparmiato venti euro. A questo romanzo erano dedicate due pagine intere e lusinghiere su L'Indice, che considero una rivista autorevole e seria. L'articolo mi aveva incuriosito e mi aspettavo grandi cose. Sono arrivata con fatica a pagina 140 - ne ha 718! - poi ho deciso di lasciare perdere. Anche in questo caso, non è il genere di romanzo che amo e ho trovato lo stile pedante. Tutto viene descritto nei minimi particolare: la fisionomia dei personaggi, il loro abbigliamento, la loro storia, gli oggetti, i luoghi, le azioni e i pensieri. Troppo, veramente. E il volume del libro ne dà ragione.
All'inizio mi sentivo un po' in colpa quando abbandonavo un libro, ma ora penso che ci sarà sempre qualcun'altro che lo leggerà e, forse, se lo prenderà a cuore.

lunedì 7 maggio 2012

Gli autori come non li avete mai letti

Suite inglese di Julien Green è una piccola perla pubblicata da Adelphi. Sono cinque ritratti di autori inglesi e americani cari allo scrittore: Samuel Johnson, William Blake, Charles Lamb, Charlotte Bronte e Nathaniel Hawthorne. Con schiettezza e irriverenza Green ci presenta queste personalità che sotto la sua penna diventano gli eccentrici personaggi di racconti brevi e brillanti in cui gli autori vengono presentati nella loro quotidianità, dalle difficoltà economiche ai successi, dalle debolezze alle vanità. E se Samuel Johnson lotta con furore per affermarsi come intellettuale e nonostante tutte le difficoltà non mette mai in dubbio il proprio valore, Charlotte Bronte si nasconde dietro uno pseudonimo e rimane avviluppata nella sua timidezza e nella sua goffaggine di ragazza di campagna. 

Vi lascio tre brevi frasi per darvi idea della scrittura essenziale e pungente di Green:

Su Johnson: "La fiducia in se stesso è una delle virtù più ammirevoli di quest'uomo che non aveva alcun diritto alla gloria che gli venne conferita e la cui fama è una sorta d'impostura".

Su Blake: "s'accendeva spesso di un'ira violenta: ma erano collere di breve durata, ed egli si meravigliava sempre che gli altri gliene serbassero rancore"..

Su Hawthorne: "Aveva la costante preoccupazione di essere come gli altri, almeno in apparenza, e forse temeva che se si fosse limitato a scrivere libri sarebbe passato per un originale. Sia come sia, lavorò due anni alla dogana".

Julien Green, Suite inglese, Adelphi, Milano 1994.

E' stato come entrare nella casa di questi scrittori - e magistrale è la descrizione di Haworth nello Yorkshire, in cui vissero le sorelle Bronte - e, dopo aver letto Green, li sento più intimi.



 

domenica 6 maggio 2012

La matematica non è un'opinione. Purtroppo

Per tutti quelli che con i numeri hanno un rapporto... particolare.

Da: Giovanni Raboni, Un gatto più un gatto, Libri per ragazzi Mondadori, Milano 1991

Dal quaderno di aritmetica del gatto Pastrocchio

1.
Un gatto più un gatto fa due gatti
un gatto meno un gatto fa un gatto andato via
speriamo che torni presto
che non si perda
che non si faccia male
che per strada stia attento a attraversare
che trovi sui tetti la strada per tornare
...

3.

Un gatto che si specchia fa due gatti
come un gatto che sogna
d'essere un gatto
un gatto che sogna di specchiarsi
fa tre gatti
o forse quattro
due gatti che fanno per sé
fanno sei gatti
sette gatti fanno un gatto
con sette vite

6.

Un conto alla rovescia
è un conto che finisce
a uno
a zero
dove gli altri cominciano
detta così è una cosa
che si capisce
invece non capisco
come si fa a capire
dove comincia

mercoledì 2 maggio 2012

La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano

Alla fine l'ho letto questo libro. 
Ce lo avevo in mente da un po' di tempo, ma mi avvicino sempre con qualche diffidenza ai libri vincitori di premi o osannati da pubblico e critica. Devo ammetterlo: sono una snob per quanto riguarda le letture. 
Penso che dietro un grande successo si nasconda sempre una grande raccomandazione o una grande operazione di marketing e quindi guardo con sospetto quei libri super pubblicizzati, che trovi in vetrina nelle librerie, avvolti in mille fascette, che vengono subito trasposti sul grande schermo e fanno il giro dei salotti televisivi. Io sono più per i libri di nicchia, per le piccole perle nascoste o per i grandi capolavori della storia della letteratura. A mia discolpa, devo dire che spesso ho ricevuto cocenti delusioni dai grandi successi del momento. Una fra tutte, L'eleganza del riccio, che proprio non sono riuscita a farmi piacere.
Per precauzione, e per economia (18 euro il prezzo di copertina!), La solitudine dei numeri primi, l'ho preso in prestito in biblioteca e ne ho riservato la lettura alle ore serali, a letto, quando normalmente leggo la letteratura "di intratternimento", meno impegnativa e meno coinvolgente.
Ho incominciato leggendo la quarta di copertina e le notizie biografiche dell'autore - cose che solitamente non faccio e che sono indicative della circospezione con cui mi sono avvicinata al libro.
Paolo Giordano è nato nel 1982, è più giovane di me! Ha studiato al liceo scientifico e si è laureato in fisica, no, dico, in FISICA!, e ha scritto un romanzo che, tralasciando il Premio Strega, è stato tradotto in non so quante lingue e ha fatto il giro del mondo. Dopo essermi un po' avvilita pensando alla mia situazione - vi confesso che fino ai 12 anni ero fermamente convinta di essere un genio, poi dai 13 ho incominciato a ricevere delle smentite e mi sono ridimensionata, e ora... lasciamo perdere... - ho incominciato a leggere il romanzo con sospetto, una certa dose di astio e anche un po' di invidia.
E' un bel libro. Scritto e costruito bene, di piacevole lettura e di qualche sostanza. Non gridereri al miracolo, ma avrei voglia di incontrare l'autore per stringergli la mano e fargli i miei complimenti. Fra l'altro è anche un bel ragazzo. Fra una decina di giorni sarò a Torino, sai mai che lo incontro?
Si tratta di un romanzo di formazione, che segue due personaggi, Alice e Mattia, dall'infanzia all'età adulta. Entrambi sono segnati da un episodio drammatico che farà sentire le sue conseguenze per tutta la vita. Alice rimarrà zoppa in seguito a una rovinosa caduta dagli sci e Mattia si chiuderà in se stesso e nello studio dopo aver abbandonato la sua gemella ritardata in un parco. Lei è anoressica, lui autolesionista... Però!
Ho letto molte crtiche negative, che definisicono il libro angosciante e superficiale. Io, invece, nonostante le premesse potrebbero facilmente far pensare a un romanzo a tinte fosche, non l'ho trovato cupo. Molto triste, questo sì, ma tutto sommato più vero di quanto si vorrebbe ammettere.
Il titolo è bellissimo, ma leggo che di questo bisogna dare il merito all'editor di Mondadori.

"I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo più in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi."

Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi, Mondadori, Milano 2008.

sabato 28 aprile 2012

La città della vita

"Espressi il timore che se mi fossi trasferito a Londra il delizioso piacere che provavo nel visitare di tanto in tanto questa città sarebbe scemato e avrei finito con lo stancarmene. E Johnson: 'Signore, un uomo che pretenda di avere anche solo un barlume di intelletto non acconsentirà mai ad allontanarsi da Londra. No, signore, quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, giacché a Londra si trova tutto ciò che la vita può dare'."

James Boswell, Vita di Samuel Johnson (1777) citato in Julien Green, Suite inglese, Adelphi, Milano 1994.

E voi avete una città della vita? Io la mia penso di non averla ancora trovata, ma quella in cui sarei pronta a trasferirmi così su due piedi è senz'altro Parigi. Però non ho ancora visitato Londra...

giovedì 26 aprile 2012

La figlia dell'aggiustaossa - Amy Tan

"Dopo tutto, le dice Bao Bomu, cos'è il passato se non ciò che scegliamo di non dimenticare?"

Amy Tan, La figlia dell'aggiustaossa, Feltrinelli, Milano 2002.

Non conoscevo quest'autrice che, a sentire mio marito e mia suocera, ha molto successo negli Stati Uniti. Il libro era stato consigliato da una delle donne del gruppo di lettura del mio paese e andando in biblioteca mi è caduto sotto gli occhi e senza pensarci troppo l'ho portato a casa. Era rimasto sepolto sotto la pila dei libri che giorno dopo giorno si accumulano sul mio comodino e mi è ritornato in mente quando la bibliotecaria ne ha sollecitato la restituzione... ooops... Incalzata dall'urgenza, ho deciso di leggerlo ed è stata una bella scoperta.
Il romanzo è diviso in tre parti, che potrei etichettare come "presente, passato e futuro". Ho amato molto la prima parte, ho trovato bella e interessante la seconda e, purtroppo, un po' deludente la terza.
In apertura ci viene presentata Ruth Young, una donna americana, di discendenza cinese, "librologa" di professione, convivente con Art e le sue due figlie adoloscenti. Subito l'attenzione si focalizza sul rapporto di Ruth con l'anziana madre LuLing, una donna triste, infelice, rancorosa e rivolta senza posa al passato e alle sue origini. LuLing nonostante viva in America da ormai molti anni non ha mai imparato a parlare bene inglese e non si è mai veramente integrata nel mondo occidentale, sebbene abbia sposato in seconde nozze un americano.
Vissuta fin dalla più tenera infanzia sola con la madre, Ruth crescerà in netta contrapposizione a lei. Il rapporto tra madre e figlia è sempre molto conflittuale e marcato da continui rimproveri e rivendicazioni. Sarà la malattia che colpisce la madre, l'Alzheimer, a far riavvicinare le due donne e a risolvere il loro rapporto, oltre che a rimettere in discussione tutti gli altri legami.
La quotidianità della vita di Ruth è raccontata con tono molto semplice, realistico e con quel tanto di ironia che non guasta. La semplicità la si ritrova anche nella seconda parte, dove però le tinte sono più cupe e il senso di mistero e maledizione più pressante. Dalle pagine del manoscritto in lingua cinese che LuLing consegna alla figlia veniamo trasportati nella Cina di inzio Novecento e coinvolti nella saga non di una sola famiglia, ma di un intero villaggio. La storia è affascinante, esotica, drammatica e risalendo di nome in nome, e di episodio in episodio, si riannodano i fili con il presente, si trovano soluzioni e giustificazioni.
Se ho apprezzato la semplicità della narrazione nella prima parte del romanzo, ho trovato troppo semplicistica la sua conclusione. Tanto valeva concludere con un bel: "e vissero felici e contenti".
Ma, nonostante la chiusura, è un libro che mi sento di consigliare per la piacevolezza della lettura e l'interesse della storia narrata.


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